La favola della palazzina abusiva

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C’era una volta una vecchia palazzina abbandonata. Era rovinata, coi vetri rotti, il pavimento in alcuni punti era saltato, le pareti ammuffite e il soffitto era ceduto in alcune parti. Una palazzina a cui nessuno prestava più attenzione nel piccolo paese di Legal Land. Le persone le passavano accanto e la palazzina provava a parlarci, ma nessuno le badava. “Ecco…quando sei vecchia e rovinata nessuno più vuole avere a che fare con te” pensava tristemente la palazzina. Un giorno però dopo l’ennesimo temporale che l’aveva riempita d’acqua si presentarono a lei alcuni strambi tipi. Avevano attrezzi da muratori ma non sembravano muratori, anzi erano decisamente sbadati e perdevano un sacco di tempo a chiacchierare tra di loro. Chiesero gentilmente alla palazzina se volesse ospitare al suo interno una nuova idea di città, dove potesse trovare ospitalità chi ne aveva bisogno: persone senza casa, ragazzi senza luoghi dove vedersi, artisti che cercavano un luogo dove creare in tranquillità. La palazzina si sentì lusingata da fatto che avessero pensato a lei e arrossì poco, ma guardando alle triste condizioni degli infissi, del pavimento e del soffitto rispose mortificata: “mi piacerebbe tanto, ma sono così vecchia e rovinata, come potrò essere all’altezza di un tale compito?” Allora uno dei muratori che non sembrava un muratore le disse “ non ti preoccupare, noi siamo qui per questo. Non siamo muratori ma siamo sognatori e ci prenderemo cura di te”. La palazzina era un po’ titubante perché non sembravano persone molto pratiche di costruzioni, però accettò; e da quello stesso giorno gli strani muratori iniziarono a presentarsi negli orari più strani per rimetterla in sesto. La mattina non venivano mai e spesso si riducevano a lavorare di sera con poca luce. “Ma i lavori dovreste farli di giorno”, disse la palazzina, “la sera è pericoloso senza luce”. Uno dei muratori più giovani rispose: “ purtroppo la mattina alcuni di noi studiano, altri lavorano, ma non appena ci liberiamo corriamo subito”. “ Che strani tipi”, pensò la palazzina, “lavorano, studiano e invece di riposare vengono a lavorare qui..”. Eppure stranamente erano sempre di più e ben presto il soffitto fu riparato e il pavimento sistemato. Il giorno in cui bisognava iniziare a lavorare per togliere la muffa e riparare porte e finestre si presentarono in tantissimi, anche donne e bambini. “Cara palazzina ti presento Karima, Assaf e i loro figlioletti,questi invece sono Elena e Dante… loro non hanno figli ma sperano di averli presto, purtroppo sono in difficoltà economiche e potrebbero essere i primi a venire a vivere qui con te”. Alla palazzina non sembrava vero: finalmente aveva di nuovo compagnia, con bambini, odore di cibo cucinato, le sembrò di tornare giovane e forte. “Non vi preoccupate, sono vecchia ma sarò accogliente e premurosa” disse ai nuovi abitanti, e subito spalancò le porte d’ingresso e chiamò a raccolta tutti gli uccellini che avevano il nido sul suo tetto per cinguettare musiche di festa. Alle due famiglie ne seguirono altre e ben presto la vita invase ogni angolo della palazzina che si colorava sempre di più di murales fatti dai bimbi. Ora sapeva dire “buongiorno e buonanotte ” in cinque lingue diverse. Era finalmente tornata ad essere una palazzina felice.

Ma questa rinascita della palazzina non era piaciuta a tutti. Ora che era bella e colorata le persone che prima la ignoravano iniziavano a provare invidia per i suoi abitanti. Perfino gli altri palazzi la guardavano con astio, al punto che un giorno il vecchio palazzo della Banca chiamò a raccolta il municipio, il palazzo della prefettura, quello del tribunale e disse loro: “Questa storia deve finire, la vecchia palazzina senza valore deve tornare ad essere senza valore perché altrimenti si crea il disordine e tutte le palazzine abbandonate inizieranno a fare come lei”. “Ma cosa c’è di male se la vecchia palazzina torna a vivere un po’ di allegria, erano tanti anni che stava così sofferente” disse l’anziano palazzo del tribunale. “ Ma allora non capisci nulla?” si spazientì il palazzo della banca e continuò “il nostro valore immobiliare si basa su parametri economici e cioè affitto e prestigio, e però anche sul disvalore degli altri immobili. La vecchia palazzina è impazzita e pensa che invece il valore immobiliare si basi sulla felicità di chi vi abita. Tutto ciò è pericoloso e va stroncato sul nascere”. Aveva tuonato con voce ferma e tutti gli altri palazzi risposero in coro “Sgombero! Sgombero!”. “Lasciate fare a me” disse il palazzo del municipio e subito parlò col sindaco che parlò coi suoi concittadini e  disse serio: “ le vostre case perdono sempre più di valore ogni giorno che la vecchia palazzina rimane piena di gente” . Alcuni cittadini risposero: “ ma ci abitano tante brave persone!”. “Si ma sono abusive, e l’abusivismo è un reato, volete forse essere accusati di favoreggiamento?” s’intromise il giudice, e i cittadini iniziarono a gridare, ma con poca convinzione “sgombero, sgombero!”. Partì quindi un corteo di polizia e alcune persone arrabbiat. Sfilarono sotto i sorrisi smaglianti dei palazzi della banca, del municipio, della prefettura e del tribunale, e si diressero verso la vecchia palazzina. Quando arrivarono davanti a lei il sindaco urlò: “ Fuori tutti, questa palazzina era abbandonata, cadente e triste e tale deve tornare!”. Gli abitanti della palazzina erano stupiti per queste parole così assurde, ma la palazzina che di sgomberi ne aveva visti tanti subito chiuse tutte le porte e le finestre per proteggerli. “Andate via!” urlò “ qui c’è un altro modello di città che non potete rovinare, vi avverto che sono vecchia e se proverete a entrare lascerò andare i miei pilastri e vi franerò addosso!”. La polizia e il sindaco, a questa terribile minaccia si bloccarono di colpo terrorizzati. Si radunarono in gruppo, per decidere il da farsi. “Bisogna ammettere che questa palazzina ha del fegato” disse il capo della polizia “ E anche la gente dentro mi sembra brava gente”,  aggiunse il medico del paese.

“Si ma ormai siamo qui, che figura ci facciamo?” ribatté il sindaco, seccato da questa indecisione. Ad un certo punto il banchiere prese in mano le redini e disse: “ Non vi preoccupate, se crollasse metterebbe a rischio i suoi strambi abitanti, non lo farà mai, è solo un bluff!”, e subito iniziò a tirare pietre contro la palazzina. Tutti i poliziotti lo imitarono, e alcuni usarono i manganelli per rompere i vetri delle porte d’ingresso. Ma era tutto inutile, i vetri non si scalfivano e neanche le pareti, la palazzina era invulnerabile. “Ma che mi sta succedendo?” si chiese la palazzina stupita lei stessa di questa sua invulnerabilità. “Te lo avevo detto che eravamo sognatori e non muratori” le dissero gli strani tipi che l’avevano aiutata a tornare al suo antico splendore. “Nessuno potrà mai sgomberare questo casa perché ormai non appartiene più a questo mondo ma all’altro mondo possibile, dove ogni essere umano avrà un tetto sulla testa e dove non esisterà più prepotenza”. Allora il sindaco, i poliziotti, il banchiere, il dottore e tutti gli abitanti che volevano sgomberare la piccola comunità dei sognatori dovettero arrendersi e tornarono tristemente ai loro tristi palazzi del potere, che potere più non avevano. Da quel giorno la palazzina visse felice e contenta coi suoi abitanti e attorno a lei le altre palazzine abbandonate seguirono il suo esempio, trasformando per sempre il paese in cui vivevano.

Questa favola è una favola dell’altro mondo possibile, tramandata nella lunga notte dalle comunità dei sognatori invincibili.